Il Museo del Parmigiano Reggiano

Il Museo che vogliamo presentarvi fa da apriporta ad una nuova sezione di ArkeoGustus, che intende valorizzare i complessi museali che, attraverso l’arte, l’archeologia e la storia promuovono le nostre eccellenze enogastronomiche.

Il Parmigiano Reggiano è simbolo italiano del buon cibo, un alimento ricco di proteine, sali minerali e vitamine ma povero naturalmente di lattosio grazie alla stagionatura. Questa realtà è così descritta dallo storico lombardo Carlo Besana (1849-1929): “Ha una struttura granulosa, è facile da spaccare e da grattugiare, possiede tanti piccoli occhietti, o vacui, regolarmente sparsi; bene spesso è filante, cioè quando si staccano dei pezzi, si vedono fili di materia viscosa accompagnarli per un certo tratto, poi rompersi. Il suo odore è gradevole ed aromatico, piccante ma non esagerato. La crosta è piuttosto dura”. Se volete saperne di più ovviamente vi invitiamo a visitare la struttura dove troverete esperti del settore che vi guideranno per bene ma, sapete, la struttura stessa è pensata proprio per rendere la visita semplice ed istruttiva.

La storia del Caseus Parmensis inizia però nel Medioevo quando i monaci cistercensi e benedettini, spinti dalla ricerca di un formaggio in grado di durare nel tempo decisero di produrne in quantità grazie al sale proveniente dalle saline di Salsomaggiore e al latte delle vacche allevate nei monasteri e ottennero, così, un formaggio dalla pasta asciutta e dalle grandi forme, adatto alle lunghe conservazioni. Le prime testimonianze della sua commercializzazione risalgono al 1200: un atto notarile redatto a Genova nel 1254 testimonia infatti che fin da allora il Caseus Parmensis (il formaggio di Parma) era noto in una città così lontana dalla sua zona di produzione. Nel XIV secolo i commerci si espandono in Romagna, Piemonte e Toscana, raggiungendo anche i centri marittimi del mare Mediterraneo. Durante il Rinascimento questo formaggio così prezioso comincia a diventare famoso e ad aumentare le dimensioni fino ai 18 kg, tant’è che si espande anche all’estero. A Parma, Modena e Reggio si sollevava invece la questione della tutela e per evitare di andare incontro a copie, il Duca di Parma Ranuccio I Farnese redisse un atto per ufficializzare la denominazione d’origine il 7 agosto 1612. Oggi come nel Medioevo la produzione avviene in modo naturale, senza additivi e all’inizio del 1900 vengono introdotte alcune importanti innovazioni, ancora attuali, come l’uso del siero innesto e del riscaldamento a vapore. Fu solo nel 1934 che si approvò il marchio di origine. Non dimentichiamoci della Conferenza di Stresa nel 1951 e della fondazione del primo consorzio nel 1954.

Foto del Museo del Parmigiano Reggiano

Parliamo adesso del Museo del Parmigiano Reggiano che ha sede nello storico Casello ottocentesco che sorge all’ombra della Rocca Meli-Lupi a Soragna, in provincia di Parma, a pochi passi dalla piazza del paese, in un’area ricca di castelli e di ricordi verdiani, oasi naturali e parchi storici di rara bellezza e suggestione, di sapori densi e inimitabili lungo la “Strada del Culatello”. La Corte Castellazzi, sede del Museo del Parmigiano, è composta dalla casa colonica con stalla e fienile e dal prezioso caseificio di forma circolare con colonnato, dove si trovano esposti gli strumenti e gli attrezzi impiegati nella lavorazione del Re dei Formaggi.

Lo spazio circolare accoglie al centro l’antica caldaia in rame per la preparazione del formaggio, circondata dai vari attrezzi e strumenti. Vi è anche spazio per la produzione del burro e per la figura di San Lucio di Cavargna, protettore dei casari. Nel locale sotterraneo della salamoia è narrata la storia del formaggio Parmigiano, dal XII secolo ad oggi, la sua filiera produttiva e la storia della grattugia. È anche visibile un’esposizione dedicata alle numerose imitazioni del Parmigiano Reggiano esistenti all’estero. Negli ambienti rustici annessi al corpo principale del museo è esposta, inoltre, una rassegna di attrezzi e oggetti quotidiani della civiltà contadina legati ai temi dell’alimentazione. 
Oltre 120 oggetti, databili tra il 1800 e la prima metà del Novecento, e un centinaio di immagini, disegni e foto d’epoca illustrano, all’interno di un edificio adibito per secoli alla produzione del formaggio, l’evoluzione delle tecniche di trasformazione del latte, le fasi della stagionatura e della commercializzazione e il ruolo fondamentale del Consorzio del Parmigiano Reggiano a tutela della qualità.

Si ringrazia il Museo del Parmigiano Reggiano per le foto e le informazioni divulgate.

Sitografia

https://www.parmigianoreggiano.com/it/

Scritto da Claudia Fanciullo