Foglie di cavolo farcite come rimedio nell’Antica Grecia

Il cavolo era uno dei vegetali più presenti sulle tavole degli antichi. I medici greci lo raccomandavano contro gli effetti dell’ubriachezza, curava le ferite, lussazione, ulcere, travaso di bile e dolori reumatici. Catone ad esempio,nel De agri cultura, ne riserva due capitoli e ne sottolinea i benefici per tutto il corpo. Si poteva mangiare prima e dopo il pasto ma se si decideva di mangiarlo crudo era necessario lasciarlo macerare in aceto (CLXV-CLVXI). Per Catone “il cavolo è fra gli ortaggi il primo di tutti: si mangia crudo o cotto, purga il ventre e fa orinare bene, è salubre per ogni cosa” … “contiene esso solo per sua natura i vantaggi che trovansi nella mescolanza delle altre piante”. Combatte gli effetti del vino e se preso prima di bere previene l’ubriachezza; va usato su ogni piaga e tumore mettendovelo sopra pestato, “esso netterà le piaghe marciose e i cancri e li guarirà, cosa che non farà nessun altro medicamento”. Fra gli altri usi Catone indica quello contro il mal di testa, contro l’offuscamento e lo scintillio della vista, il giovamento allo stomaco e all’epigastrio, per le lussazioni e i problemi articolari, per i gonfiori che bisogna far scoppiare o riassorbire. Bollito libera anche dall’insonnia e dalla difficoltà di addormentarsi.

Plinio a proposito del cavolo: “Innumerevoli sono le virtù del cavolo così come innumerevoli sono gli autorevoli autori che ad esso si sono interessati al punto che il lamentarsi per il cattivo odore che fa quando cuoce é veramente poco rispettoso. Il medico Crisippo ha dedicato in particolare agli usi medicinali di questa pianta un’opera divisa secondo le singole parti del corpo umano”.

Ippocrate prescrive cavolo cotto due volte con sale a chi è affetto da morbo celiaco e dissenteria, come pure nei casi di tenesmo, Apollodoro ritiene che si debbano bere i semi o il succo contro l’avvelenamento da funghi, secondo Epicarmo gli impacchi di cavolo sono molto utili nelle affezioni dei testicoli e dell’apparato genitale, e il risultato è ancora migliore se si uniscono fave tritate. Evenore impiega i semi di cavolo per facilitare l’espulsione della placenta e contro la morsicatura del toporagno.

Plinio il Vecchio, ci racconta che questa pianta aveva permesso ai Romani di fare a meno dei medici per sei secoli. La diffusione del cavolo sulle mense non venne meno con il passare del tempo. Nel ‘500 veniva usato come lassativo: il suo succo unito al miele era ritenuto ideale per la cura della raucedine e della tosse. Nel 1600 il brodo di cavolo era raccomandato in tutte le affezioni polmonari, raffreddori, catarri, laringiti, ma anche per curare la pleurite e i reumatismi.

La ricetta che vi propone ArkeoGustus è ricavata da un testo davvero interessante, La cucina degli Dèi e si chiama LAHANODOLMADES.

INGREDIENTI

1 cavolo

500gr di carne trita

120gr di pane secco grattato

1 cipolla

Sale e pepe q.b

PER LA SALSA (facoltativa)

200gr di burro

3 cucchiai di farina

3 uova

2 limoni

PROCEDURA

Pulire il cavolo, tagliare le foglie più dure e intanto portare ad ebollizione l’acqua aggiungendovi il sale. Immergervi il cavolo e lasciarlo andare per circa 10 min.

La farcitura si prepara mescolando le carni col pepe, sale e un poco di burro e pane grattugiato secco. Togliere la foglia dall’acqua calda e asciugarla bene. Aprire bene la foglia e inserire una polpetta di impasto di carne, arrotolarla bene e disporla su un tegame. Si possono anche stendere delle foglie di cavolo come base per il tegame così da non utilizzare altro grasso. Una volta disposti gli involtini ben vicini gli uni agli altri, aggiungere un dito di acqua senza superare l’altezza dell’involtino, far cuocere per 20 min.

Impiattare e mangiare belli caldi.

Un’alternativa è infornarli.

Questa ricetta è tratta da una pietanza ancora presente in Grecia alla quale si deve il suo nome e alla quale è abbinata anche una salsa di accompagnamento (Ingredienti su), fatta con un roux e acqua di cottura, uova sbattute col limone. Il tutto va versato sugli involtini cotti.

Un’altra variante è quella di riprodurre la stessa ricetta ma con le foglie di vite anziché di cavolo.

ArkeoGustus

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...