Idromele oltre la cultura norrena: anche Columella ne sapeva qualcosa?

Stele incisa a Gotland

Arkeogustus vi ha spesso raccontato dell’utilizzo del miele in antichità e questa volta invece vi vogliamo tramandare la versione piu sofisticata di una bevanda alcolica ottenuta mescolando miele ed acqua.

Le prime testimonianze archeologiche sulla produzione di idromele risalgono ad oltre 9.000 anni fa.

La testimonianza ci giunge dai frammenti di vasi di ceramica rinvenuti in Cina che contengono le tracce chimiche di miele, riso e composti organici coerenti con il processo di fermentazione.

A parlare di idromele nel mondo indiano fu anche il Rigveda nel 3.700-3.100.

In Europa, i più antichi campioni di idromele risalgono a quasi 5.000 anni fa, all’inizio dell’Età del Bronzo.

Nell’ età dell’oro della mitologia greca, l’idromele, invece, era la bevanda preferita degli eroi. Molti ricercatori hanno identificato l’ambrosia con l’idromele forse per le proprietà corroboranti elevate.

A parlarne fu anche Aristotele, nella sua opera Meteorologica, ritenendolo un tonico in grado di restituire vigore agli uomini.

Plinio il Vecchio invece è il primo a distinguere il vino dolce con miele e “vino di miele”.

Ma fu Columella, nel De re rustica, a regalarci una fantastica e riproducibile descrizione.

Nella versione piu semplice si utilizzava l’acqua addolcita con un po di miele a piacere ma attraverso la fermentazione ottenuta con l’esposizione prolungata al calore Columella ci riferisce che esistono vari modi per prepararla: acqua piovana esposta al sole per diversi anni e travasata di volta in volta per eliminare i depositi di fondo. È necessario mescolare acqua e miele a seconda del sapore che si vuole ottenere.

Acqua piovana, miele e sole creano una miscela con la quale si riempiono recipienti rivestiti di gesso che si lasciano per quaranta giorni esposti ai raggi solari.

Sempre secondo Columella si può utilizzare dell’acqua fresca e non invecchiata, dopo una bollitura che la riduca a un quarto del suo volume.

Ma la storia non finisce qui perché tutti conosciamo l’abitudine norrena del bere Idromele, ma questa è un’altra storia… Skal!!!

Dottoressa Claudia Fanciullo

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