L’anfora e i suoi contenuti: l’olio

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Tra i prodotti più esportati troviamo l’olio, assieme al vino e al pesce e i suoi derivati, stivato nelle navi mercantili e conservato nelle anfore. L’olio non era utilizzato esclusivamente per fini alimentari, come accade tutt’oggi, ma era impiegato nella realizzazione di balsami e unguenti, nella medicina e nell’illuminazione, utilizzato per riempire le lucerne.
La coltivazione degli olivi proviene dalla domesticazione delle piante selvatiche. La pianta originaria si crede derivi dall’Asia Minore così come le prime coltivazioni, per poi diffondersi in Grecia. In Attica gli oliveti erano particolarmente fiorenti e, mitologicamente, si raccontava che Atena, quando vinse Poisedone per il possedimento dell’Attica, fece nascere l’ulivo dal suo bastone. Essendo una pianta sacra alla dea, si realizzavano le Panatenee in suo onore, dove gli atleti vincitori ricevevano anfore piene d’olio. In base alla destinazione d’uso, essendo l’olio utilizzato nei bagni, nei ginnasi, nei funerali, nei giochi e, ovviamente, in cucina, le olive venivano raccolte acerbe, non del tutto mature.
La spremitura delle olive avveniva qualche giorno dopo la raccolta.

Si utilizzava una mola che permetteva di regolare la distanza tra le macine in pietra, il trapetum. Il succo estratto defluiva in un contenitore ceramico, in questo processo l’olio si separava dall’amurca, di colore scuro e dal sapore amaro che veniva usato come astringente, pesticida e erbicida secondo la testimonianza di Plinio il Vecchio. Successivamente, il liquido veniva passato in un torchio e il nuovo succo estratto si lasciava decantare. Essendo poco raffinato, l’olio si deteriorava velocemente e per sopperire a questo problema si salava. Col tempo si optó per la conservazione in salamoia o in olio delle olive, quest’ultimo processo permetteva la produzione di olio fresco in qualsiasi momento dell’anno.
La produzione dell’olio era gestita da officine specializzate.

In Italia la presenza degli olivi è attestata dal Mesolitico ma, purtroppo, non è possibile dedurre se fossero olivi selvatici o domestici in quanto sono stati rinvenuti solo i noccioli. Poter ricostruire le fasi del processo della domesticazione degli olivi risulta complesso. Vi sono testimonianze archeologiche, come la “Tomba delle olive” di Cerveteri (575 – 550 a. C.), ma anche linguistiche e letterarie che attestano la produzione di olio già dal VIII e VII secolo a.C. quindi è improbabile che la coltivazione degli oliveti sia conseguenza della colonizzazione greca. In un secondo momento la coltivazione si espanse nell’aria adriatica.

La Betica era la regione iberica più rinomata per l’alta qualità dell’olio prodotto mentre l’olio africano veniva usato solo per le lucerne.

Bibliografia
CARAVALE A., TOFFALETTI I., Anfore antiche, IRECO, 1997.
Sitografia
https://www.beniculturali.it/mibac/multimedia/MiBAC/minisiti/alimentazione/ sezioni/origini/articoli/olio.html
https://es.wikipedia.org/wiki/Amurca

Dottoressa Valentina Sgariglia in esclusiva per ArkeoGustus®. Tutti i diritti sono riservati.

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