La ceramica da cucina

Foto ArkeoGustus ®

Oggi vorrei parlarvi di due tipologie di ceramiche utilizzate in cucina: la ceramica a vernice rossa interna e la ceramica africana da cucina.
La ceramica a vernice rossa interna è caratterizzata per il corposo strato di rivestimento che riveste i tegami e i coperti. Il rivestimento, di colore rosso scuro, impermeabilizzava e rendeva antiaderente il tegame. L’origine di questa ceramica è stata individuata nell’Italia centrale, nelle aree della Toscana meridionale, del Lazio e della Campania. Le morfologie più antiche si datano agli ultimi anni del III secolo a. C. e si diffuse nella sfera italica e provinciale, esportato e imitato. Di fondamentale importanza è la scelta della materia prima da utilizzare per la produzione in quanto, essendo il tegame soggetto a sbalzi termici, si prediligeva materiale vulcanico sia per la qualità idrorepellente sia per il non restringersi nella fase di cottura. Questo tipo di vasellame è stato rinvenuto ad Albintimilium (Ventimiglia), a Calvatone (Cr), a Budrio (Bo) per citare alcuni esempi. La forma di tegame più antica realizzata a vernice rossa interna rinvenuta nella pianura padana è il tegame con orlo a mandorla. Altra tipologia di tegame diffuso, di dimensioni ridotte, prevede l’orlo indistinto diviso nella parte superiore in due parti (bifido), è caratterizzato dal corpo troncoconico con fondo piatto, in prossimità dell’orlo la parete è verticale. La scanalatura serviva per ottenere una maggiore adesione del coperchio sul tegame. Questi tegami sono stati rinvenuti a Milano (seconda metà del I a. C. – prima metà del I secolo d. C.), Modena e Carpi. La forma tipologica si evolve con il passare del tempo creando tegami con orlo indistinto, inclinato verso l’interno. Questi recipienti venivano utilizzati anche nel commercio marittimo, per il trasporto del vino, dove la loro presenza è stata attestata lungo le coste mediterranee occidentali.
In Italia la ceramica africana da cucina subentra alla ceramica a vernice rossa interna, quest’ultima pur attestandosi nelle province fino al III secolo d. C. L’introduzione della ceramica africana coincide con le esportazioni di derrate alimentati (I – II secolo d. C.). Nella definizione di “ceramica africana da cucina” si includono tegami, scodelle, piatti e coperchi, casseruole realizzate con un impasto poco depurato e con la superficie annerita, polita a bande e/o verniciata. L’esportazione di queste ceramiche inizia nel I secolo d. C. e termina all’inizio del V d. C. Essendo utilizzate per i traffici commerciali marittimi, sono state trovate testimonianze archeologiche di ceramica africana da cucina sul litorale tirrenico, in maniera ridotta sulle coste adriatiche, rinvenute anche in contesti terrestri e fluviali. Alcuni esemplari sono stati scoperti nel porto di Classe, lungo il Po, Modena, Ventimiglia. Questa tipologia di ceramica è poco attestata nel nord Italia e non si diffuse in Gallia, Germania e Britannia. Invece, è stata rinvenuta in Grecia e Tunisia.

Dott. Ssa Valentina Sgariglia

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Biografia

CORTI C., Le ceramiche comuni: ceramica a vernice rossa interna e ceramica africana da cucina, in La bassa modenese in età romana Sintesi di un decennio di ricognizioni archeologiche, Gruppo Studi Bassa Modenese, San Felice sul Panaro (Modena), 1997.

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