Arkeorubrica: l’orto in dispensa cap. 2

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Progettare l’orto

Nelle famiglie contadine la collaborazione diventa elemento fondamentale per portare avanti un discorso di produzione agricola, tanto è vero che già dagli anni trenta si è cercato di proporre dei modelli di studio analitico proprio sullo sviluppo del settore agricolo, con Harris e le sue classificazioni. La classificazione famigliare promossa poi da Boguky nel 1988, ha ipotizzato ad unità famigliari distribuite in modo non uniforme sui territori ma attorno alle abitazioni dove si svolgeva la pratica agricola. Le varie unità familiari intrecciarono però delle relazioni che gli permisero la sopravvivenza durante i periodi di carestie.

All’inizio questi habitat erano coperti di foreste e poi, con la tecnica di cui abbiamo già parlato precedentemente, ossia del taglia e brucia, ci si spostava di volta in volta, una volta terminato lo sfruttamento del terreno. Questo comportava un’estensione delle coltivazioni. Ma esiste una teoria diversa che invece vede l’agricoltura di tipo stanziale, ed è quella proposta da Sherrat 1981, Rowley-Conwy 1981 e Dennel 1992.

Tante teorie attorno ad un mestiere indispensabile alla sopravvivenza.

Oggi chi si appresta a progettare un orto o uno spazio dedicato alla coltivazione deve tener conto di tanti aspetti, come le piante “amiche” che aiutano nella preparazione e nella protezione dello spazio.

Per esempio, una buona indicazione è quella di circondare l’orto con una siepe a foglia caduca come il biancospino, spirea, nocciolo e simili mentre le piante sempreverdi e compatte dovranno occupare solo la parte nord e più battuta dai venti. Il terreno deve sorgere in una zona con un’ottima posizione rispetto al sole e vicino ad una fonte d’acqua. Per 3 persone bastano 100mq come fonte di sostentamento.

Ovviamente ogni lavorazione, stimola la vita del terreno, la mobilità delle riserve minerali e delle sostanze che compongono l’humus, quindi si inizia con la vangatura e si completa con erpicature, zappature, rastrellature che livellano il terreno.

L’elemento primario di un buon orto biologico è senza dubbio il substrato in cui si coltiva, ossia il terreno. Le piante vivono immerse nel suolo: il loro apparato radicale ha una dimensione equivalente o superiore alla parte aerea.

La pianta trae nutrimenti e acqua dalla terra, sono questi che permettono ad essa di svilupparsi e arrivare al raccolto. Un terreno fertile è fondamento per avere risultati in termini di verdura soddisfacenti.

Il terreno deve essere soffice e ben strutturato, in modo che le radici delle piante non trovino ostacolo nel penetrarlo, a questo scopo bisogna curare la sua lavorazione, con attrezzi quali vanga e zappa, ed eventualmente macchine a motore come motozappa, motocoltivatore o vangatrice.

In base alla struttura fisica possiamo dividere in tipologie i terreni: ad esempio un substrato può essere argilloso, sabbioso o a medio impasto. La conoscenza del suolo comprende anche sapere il suo valore di ph, che ha un’influenza importante sulla capacità delle piante di assimilare nutrimento. Oltre a valutare la terra dobbiamo prestare attenzione anche al clima e alla posizione dell’orto. Occorre capire come disporre la coltivazione in base all’esposizione al sole e predisporre eventuali accorgimenti per limitare i danni.

Per coltivare è utile anche sapere quali sono gli elementi nutritivi: sia i tre fondamentali azoto, fosforo e potassio, che gli altri microelementi utili.

Nel prossimo capitolo tratteremo le rotazioni dal passato ai giorni nostri.

Foto dal web

Bibliografia e sitografia

Vivere e lavorare in campagna, ed.Del Bardo, 2012

F.Giunti, La nascita dell’agricoltura: aree, tipologie e modelli, ed.Donzelli.

http://www.homolaicus.com/storia/antica/agricoltura.htm

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