I ricettari dell’antichità

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Oggi, con ArkeoGustus viaggiamo insieme alla scoperta dei primi ricettari, alcuni famosi, altri purtroppo andati perduti, e lo facciamo accompagnati da Ateneo.

Ateneo ci ricorda Catone, Varrone, Columella ma anche molti pseudo-sconosciuti che ci hanno tramandato, anche se in modo non organico, le loro ricette facendoci tratteggiare quella che è la storia della gastronomia antica, un genere che ci aiuta a comprendere gli aspetti più sociali di un periodo storico.

Il primo scrittore in assoluto, tramandatoci è Miteco, siracusano, vissuto 400 anni prima di Cristo che ci ha lasciato solo il nome purtroppo: delle sue ricette nemmeno l’ombra; poi Dorione che ci avrebbe tanto voluto tramandare il suo trattato sui pesci ma purtroppo è andato perduto pure quello; Trimachia di Rodi, Numenio di Eraclea, Egemone di Taso, Terpsione, Archestrato, Filosseno di Leucade. Platone ci menziona Tearione, panettiere e pasticcere e Sarambo, esperto di vini.

Nomi del tutto sconosciuti.

Grazie ad Ateneo però siamo venuti a conoscenza di un poeta siciliano del IV secolo a. C che ci ha lasciato un trattato di poesia e cucina, un poema gastronomico dal nome Gastrologia.

…è uno che per amore della bella vita visitò in lungo e in largo ogni terra e mare, ben deciso a sperimentare con cura tutti i piaceri del ventre.

Infatti di ogni prodotto precisa la stagione, le ricette, dscrive il luogo di provenienza meglio delle etichette moderne!

Ateneo ci racconta anche di altri cuochi famosi come Labdaco di Sicilia, che secondo due suoi allievi, era un innovatore in cucina perché aveva abolito le spezie troppo pesanti per abbracciarne di più salutari, oltre ad aver apportato modifiche al concetto dello “stare a tavola <<…senza lacrime, starnuti e sputi…>> (Anaxipp., fr. 1)

I cuochi narrati da Ateneo sapevano anche ironizzare infatti nel componimento IV, 134 d ss. è riportato un componimento di un tal Matrone, intitolato Un banchetto attico, che era una parodia dell’esordio dell’Iliade di Omero, e faceva così:

Cantami, o Musa, i pranzi grassi e numerosi che ad Atene preparò per noi il retore Senocle...

Nel nostro viaggio nella storia attraverso le epoche e la gastronomia antica dobbiamo inevitabilmente recuperare tutto ciò che ci è possibile cercando di tramandarlo nel tempo e magari, perché no, riprodurlo in un piatto.

Dott.ssa Claudia Fanciullo

Bibliografia:

Ateneo, I Deipnosofisti. I dotti al banchetto, prima trad. italiana commentata su progetto di Luciano Canfora, 4 voll., Salerno editrice, Roma 2001.

G. Becatti, Arte e gusto negli scrittori latini, Sansoni, Firenze 1951.

A.Ferrari, La cucina degli Dèi, miti e ricette dall’antica Grecia alla Roma imperiale, Blu ed., 2015.

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