Le iscrizioni sulle anfore


Sulle anfore spesso si trovano delle iscrizioni che indicano la provenienza del recipiente e ciò che contengono. Queste iscrizioni in base alla modalità in cui venivano realizzate potevano essere: impresse (bolli); incise (graffite); e dipinte.
I bolli erano impressi nell’argilla prima della cottura, realizzati mediante un punzone che poteva essere in legno, ceramica o argilla e avevano forma quadrata o rettangolare.
Potevano essere singoli o multipli, ed erano apposti su varie zone dell’anfora sulle anse, sul collo e sull’orlo.
La bollatura delle anfore è stata praticata con frequenza dal V secolo a. C. nel mondo greco e, successivamente, adottato dai Punici, dalla Magna Grecia e dai Romani. I bolli greci più antichi potevano essere rappresentati da un monogramma, una singola lettera, da simbolo figurato o un nome abbreviato, ma spesso sono difficili da decifrare. Dal IV al II secolo a. C. i bolli riportavano il centro di produzione e il periodo di realizzazione.

Uno degli scopi dell’inscrizione, infatti, era quello di evidenziare il valore della merce e l’importanza dell’industria di realizzazione. Un altro elemento introdotto per indicare la pregevolezza era la data, ritrovata soprattutto sulle anfore vinarie. Il bollo riportava la città d’origine della produzione espressa in lettere o mediante un’icona, alla quale si associano a volte nomi personali, spesso in forma abbreviata, dei magistrati in carica nell’anno di produzione o dei fabbricanti dell’anfora. I bolli di fattura romana, invece, hanno per lo più di forma rettangolare e riportano nomi personali, anche in forma abbreviata
utilizzando le iniziali, seguiti dal f(ecit), “fatto da”.

Il nome utilizzato fa riferimento a varie figure come i proprietari, i responsabili o i gestori delle officine ma a volte indica l’ubicazione degli stabilimenti. Siccome il bollo può riportare differenti personalità, per
rango e situazione sociale, è difficile dare una chiara lettura dell’iscrizione.
Per quanto riguarda i tituli picti, ovvero le iscrizioni dipinte, queste si situavano in prossimità del collo e della pancia dell’anfora e riportavano informazioni riguardo la mercanzia
trasportata, nomi di persona, dati riguardanti la provenienza del prodotto, per garantirne la tracciabilità proprio come succede con i codici a barra oggigiorno, e l’unità di misura.
I graffiti, invece, erano realizzati con oggetti appuntiti e potevano essere incisi prima della cottura dal fabbricante o sull’anfora già cotta da chi la utilizzava.
A volte, è possibile riscontrare delle iscrizioni sui tappi delle anfore che possono indicare il proprietario dell’imbarcazione o dei commercianti che provvedevano alla vendita.


Bibliografia
CARAVALE A., TOFFALETTI I., Anfore antiche, IRECO, 1997.

Articolo a cura della Dott. Ssa Valentina Sgariglia.

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