Mangiare nelle taverne medievali

Saltiamo nella macchina del tempo e facciamo una sosta in una taverna medievale, così tanto per riposarci e bere qualcosa assieme.

Proviamo a guardarci attorno e ci accorgeremo dei cambiamenti che, in mille anni, hanno portato a gusti alimentari davvero diversi. Gli uomini del nord non potevano mangiare come gli Arabi o i Bizantini; i nobili mangiavano cose diverse rispetto ai contadini mentre questi ultimi dovevano accontentarsi di ciò che potevano reperire.

Nella nostra taverna medievale le distinzioni sociali non sono unicamente in base al grado di ricchezza ma anche nelle ideologie e nelle tradizioni. Esistono ragioni religiose che determinano il modo di mangiare e ci sono i commerci che favoriscono solo alcuni prodotti, insomma molteplici fattori determinano il consumo dei cibi nel Medioevo ed è per questo che non si può parlare genericamente di alimentazione medievale, perchè il cibo era vario ed era espressione sociale.

ArkeoGustus è qui per scoprire insieme a voi tutto questo, partendo dal concetto di taverna che era un luogo di ritrovo e tappa obbligata nei viaggi, incontro per ogni strato sociale e per donne di facili costumi. Qui la tavola era semplice, il mangiare era comune e il bere doveva essere sempre abbondante ma il termine “taverna” deriva dal latino “taberna“ed indicava tutta una serie di locali, botteghe, locande, trattorie e rivendite di generi alimentari che avevano in comune la bassa qualità del servizio.

In epoca romana non godevano di ottima reputazione, così come sempre, ma c’erano luoghi per la mescita dei vini, luoghi per il cibo e quelli dedicati al pernottamento: cauponia, popina, thermopolium, hospitium, deversorium, stabula. Erano tutti poco raccomandabili e i tavernieri erano persone avide e perfide (questo è quello che dicono!). Riscuoteva diritti sul dazio, poteva avere una macelleria o il forno ed era considerato un mestiere illecito.

Nel Medioevo il termine “taverba” indicava ancora tutta una serie di attività dove si vendeva vino e birra ma dove si poteva pure mangiare, dormire o acquistare merci, nonostante spuntarono diverse denominazioni per distinguere le varie tipologie di locali.

Parlare di “osteria” significava fare riferimento all’ospitalità e alle foresterie, tanto che intorno a Roma, ne nascevano molte ed erano, ovviamente a pagamento. Il servizio era di qualità superiore rispetto alle taverne che, pur avendo letti, offrivano un servizio più scadente.

Ma come erano strutturate queste taverne?

All’interno c’era sempre una grande sala dove consumare cibo e vino, uno spazio aperto destinato agli avventori, la cucina, la cantina ed il magazzino, le stanze superiori riservate ai posti letto. Tutto ciò che abbiamo gia visto in film e videogiochi, per intenderci.

Non mancavano le “taverne mobili” una sorta di food e wine truck, costituite da un carro con vino e birra che una volta giunto nelle piazze, si disponeva con tavolini e sgabelli. Anche le insegne erano importanti e con le tavolette a colori vivaci, di solito rappresentavano corone, stelle, angeli o animali da cui poi prendevano il nome.

Se ci pensate a Roma ancora oggi le insegne fatte con le rappresentazioni di rametti, noi le conosciamo come le “fraschette”.

bibliografia

Dott.ssa Claudia Fanciullo

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