La ceramica da cucina a Liternum

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Un nuovo appuntamento con la ceramica grazie al contributo della dott.ssa Valentina Sgariglia, in esclusiva per ArkeoGustus.

Come stiamo scoprendo in questa rubrica, la ceramica utilizzata in ambito culinario ci fornisce preziose informazioni sull’alimentazione, spaziando dagli strumenti utilizzati per la cottura e per la preparazione dei cibi, al tipo di dieta, mentre sull’aspetto economico ci racconta le dinamiche degli scambi commerciali in quanto, essendo ritenuto un prodotto pregiato, si ritrovano in molti scavi archeologici del bacino mediterraneo.
Vorrei raccontarvi dello scavo di un fossato avvenuto nell’area di Liternum, fondata dai Romani nel 194 a.C., situata nell’attuale territorio di Giuliano in Campania (NA), dove sono stati rinvenuti 4883 frammenti di ceramica fine e comune, databili fra la dine del IV e la prima parte del III secolo a.C. L’analisi degli strati di riempimento del fossato, che copriva una zona di circa 90 cm di larghezza, situato al limite di un’area di 30 mt2, ha dato la possibilità di indagare le morfologie degli utensili e dell’ambito culturale di provenienza degli oggetti.

Dall’osservazione delle diversi frammenti, una novantina di
esemplari, la metà dei quali realizzata a tornio lento, si è dedotto che la maggior parte della ceramica da fuoco è caratterizzata da forme chiuse per lo più realizzate con un orlo piano tendenzialmente diritto, a volte leggermente inclinato, da un corpo sub-globulare e il fondo piano. Alcuni esemplari presentano due anse orizzontali a orecchio, più raramente una, posizionata al di sopra del punto di massima estensione. Quasi tutte le olle presentano sotto l’orlo due bugne (prese orizzontali), mentre le restanti presentano tre o quattro prese. Questa tipologia di olla, definita “a bombarda”, è riprodotta in diverse misure pur conservando le medesime caratteristiche dimensionali nel rapporto tra il diametro dell’orlo e l’altezza del recipiente. Un quarto dei campioni studiati, invece, riproduce le forme realizzate a tornio lento ma fabbricate a tornio veloce. Le bugne sono posizionate al di sotto dell’orlo e alcune superfici presento una sorta di rusticatura. Inoltre, è stato rinvenuto un recipiente ibrido che sembra essere stato realizzato a mano nella parte inferiore mentre la parte superiore e l’orlo sembrano realizzati con il tornio. Gli esemplari rimanenti sono stati lavorati a tornio veloce e presentano l’orlo sagomato e il corpo a profilo continuo, come attestato a Minturnae, Cuma, Capua e Teano in contesti coevi, realizzati in argilla vulcanica e quindi di produzione campana.
Sono state indagate, inoltre, altre fosse di scarico con reperti databili tra la fine del II e il II secolo d. C. Le centinaia di frammenti rinvenuti sono riconducibili a pentole con orlo a mandorla e a tegami a pareti oblique e incasso per il coperchio. Sul fondo presentano dei segni, numeri o lettere, apposti prima della cottura. Per quanto riguarda le attestazioni databili alla metà del I secolo a.C., sono stati recuperati da strati di scarichi di materiale edilizio che colmavano due cave utilizzate per l’estrazione della pozzolana.

Sono stati rinvenuti tegami a orlo bifido che insieme ai tegami con orlo a tesa, le olle con orlo inclinato e la ceramica a vernice rossa interna, rappresentano le tipiche forme della ceramica italiana da cucina a partire della metà del I secolo a. C. come testimoniato dalle officine di Pompei e Roma.


Bibliografia
DI GIOVANNI V., DE MARTINO G., LA PAGLIA S., COLELLI C., GABRIELE M., VENEZIANO M.,
La ceramica da cucina di età romana e tardo antica, in Scavi archeologici italiani a
Kyme d’Eolide (Turchia), 2012.
DI GIOVANNI V., SORICELLI G., Produzione e circolazione della ceramica da cucina nella
Campania romana. Tradizioni formali e contesti a confronto, in Immensa Aequora
Ricerche archeologiche, archeometriche e informatiche per la ricostruzione
dell’economia e dei commerci nel bacino occidentale del Mediterraneo (metà IV sec.
a.C. – I sec. d.C.), 2013.

Foto Treccani.

Dott.ssa Valentina Sgariglia per ArkeoGustus.

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