Appuntamento con la ceramica

il

Rhytòn


Il rhytòn è un’oggetto la cui principale funzione è il versamento dei liquidi durante i rituali. La sua diffusione è attestata in diverse culture neolitiche lungo tutta la costa adriatica, le isole Eolie e della penisola greca, soprattutto nell’area di Corinto, costa Dalmata e forse la Bosnia.
I rhyta sono riprodotti sempre in maniera diversa anche se alcuni elementi caratterizzanti rimangono l’ansa ad anello, più o meno circolare applicata all’ampia bocca, e l’apertura in senso verticale o obliquo al recipiente. Questi recipienti, usati nelle libagioni, avevano una forte carica simbolica e la loro forma, che prevede, oltre a un’imboccatura, dei piccoli fori, riesce a consentire un’ attenta manipolazione dei liquidi contenuti, quali il vino, l’acqua, il sangue, il latte, o altri liquidi.

Erano molto diffusi e furono realizzati in molte forme e utilizzando i materiali più vari. Il rinvenimento di rhyta realizzati con materiali non preziosi, potrebbe dimostrare che la loro importanza non derivasse solo dalle materie utilizzate per la realizzazione ma piuttosto che attingessero prestigio da un insieme di più fattori e quindi dalla loro forma, dalla loro funzione e dal contesto nel quale veniva utilizzato. Le differenza delle dimensioni, la scelta della forma, che spesso ritrae animali potenti, la decorazione, il materiale, la funzione e il contesto archeologico, infatti, sono i fattori interconnessi che ci aiutano a identificare i valori e i significati simbolici che caratterizzavano questi recipienti.


Bibliografia
• Biagi P., Spataro M., Il Rhyton della Caverna dell’Edera di Aurisina (Trieste) e il problema della produzione e distribuzione dei Rhyta neolitici nella regione adriatica, Rivista di Archeologia,
2001.
• Recht L., Ritual objects of transformation The case of the rhyton in the Bronze Age Aegean, Moments of Transformation – Workshop 26 – 29 Marzo 2012.
• Petrakis V., The arrival of the rhyton in Early Mycenaean Greece, Journal of Prehistoric Religion.

Articolo curato dalla dott.ssa Valentina Sgariglia in esclusiva per ArkeoGustus.

Credits: foto di Istituzione Bologna Musei.

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