L’origine della ceramica

La conoscenza della manipolazione dell’argilla e il cambiamento del suo stato fisico mediante cottura sono alla base della scoperta della ceramica.

L’origine di questa invenzione non è riconducibile a fattori generali in quanto è stata rinvenuta in varie zone del mondo e realizzata con tempi e modalità differenti. Tuttavia, è plausibile che alla base di questa invenzione ci sia l’osservazione del cambiamento delle proprietà del terreno attorno ai focolari, come l’indurimento o l’arrossamento.

Per la realizzazione della ceramica, non bastava conoscere queste alterazioni ma bisognava saper dominare il controllo del fuoco per raggiungere le temperature necessarie e valorizzare il tempo necessario per una buona cottura. Quindi, la creazione di utensili necessari alla conservazione, allo stivaggio, alla raccolta d’acqua o alla cottura degli alimenti, è stata la conseguenza di un lungo processo, iniziato con la creazione di piccoli recipienti, più facilmente realizzabili, non destinati alla conservazione di generi alimentari. La materia prima utilizzata per la realizzazione di oggetti in ceramica è, come anticipato, l’argilla.
L’argilla è una roccia sedimentaria, rinvenibile nei greti dei fiumi e in banchi, costituita da minerali argillosi e non argillosi. Questa roccia ha delle caratteristiche peculiari quali la plasticità, che ne permette la manipolazione, la riduzione di volume che avviene durante il processo di essiccazione e della cottura, la refrattarietà, ovvero l’adattamento ad alte temperature dopo la cottura e la resistenza agli sbalzi termici e agli urti dopo la cottura.

Prima della fase della modellazione, bisogna lasciare l’argilla all’aperto (stagionatura) per poter eliminare le componenti organiche e gli inclusi più grandi aumentandone la plasticità e la depurazione, un processo attraverso il quale l’argilla si purifica da particelle estranee. Prima di passare alla lavorazione, si valuta la necessità dell’inserimento di sgrassanti che servono a conferire maggiore resistenza alla ceramica, quindi l’argilla viene impastata con l’acqua. L’argilla può essere modellata in tre modi: la più antica lavorazione era a mano, utilizzando la “tecnica della colombina” nella quale venivano usati cordoli di argilla impilati l’uno sull’altro a spirale; con l’avanzamento tecnologico si passò all’utilizzo del tornio – composto da un perno alle cui estremità sono applicati due dischi – dove l’argilla era disposta sul disco superiore, mentre sul disco inferiore si esercitava una forza, tramite il piede, che permetteva il movimento rotatorio del tornio, essenziale per la realizzazione del vaso (tornitura); infine, a matrice dove l’argilla viene disposta in stampi, solitamente utilizzata per conseguire elementi decorativi e forme complesse. Si possono individuare tre tipi di decorazione, a rilievo, impressa e dipinta, realizzate necessariamente prima delle fasi si asciugatura. L’ultimo passaggio per ottenere l’utensile in ceramica, è la cottura, distinta in due fasi: la cottura, nella quale si prevede l’innalzamento graduale della temperatura, il raggiungimento e la stabilizzazione della temperatura massima che variava dagli 800 ai 1100 gradi C e la post-cottura, che consisteva nella graduale diminuzione della temperatura fino alla completa infreddatura.

Bibliografia
• Dipartimento di Archeologia e Storia delle Arti dell’Università di Siena (a cura di), Introduzione allo studio della ceramica in archeologia, Centro Editoriale Toscano s.a.s., 2007.
• Cesari F., Quondam F., Bertea S. (a cura di), La ceramica in Archeologia, Gruppo Archeologico Romano.

Foto da web.

Articolo a cura della Dott.ssa Valentina Sgariglia per ArkeoGustus (tutti i diritti sono riservati).

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