Il simposio etrusco

Gli etruschi conoscevano due tipi di convivio: il banchetto propriamente detto, e il simposio. La differenza consisteva nel fatto che durante il simposio si beveva soltanto, mentre in occasione del banchetto si beveva e si mangiava, e solitamente seguiva il banchetto. Se dovessimo operare un confronto con le nostre odierne abitudini, potremmo paragonare il banchetto a una cena, e il simposio a un dopocena, anche perché le finalità erano più o meno simili: il banchetto era il momento della convivialità, e a seconda delle portate che comparivano sulla tavola poteva anche costituire una chiara dimostrazione di ricchezza. Il simposio era invece dedicato al divertimento.

Dalle raffigurazioni che ci sono rimaste sappiamo anche come doveva svolgersi un banchetto. I partecipanti si disponevano attorno alla tavola sdraiandosi su appositi letti da banchetto, che si chiamavano klínai ed erano tipici dell’antica Grecia: tuttavia, a differenza di quanto avveniva in Grecia, dove il convivio era riservato ai soli uomini, in Etruria anche le donne potevano sdraiarsi sulle klínai e partecipare al banchetto. La più antica rappresentazione di un banchetto si trova in una delle lastre del fregio di Murlo, risalente alla prima metà del sesto secolo avanti Cristo.

La lastra di Murlo, oltre a essere la più antica rappresentazione di un banchetto etrusco sarebbe anche la prima rappresentazione a includere una donna in tale contesto: segno che già in epoche molto antiche gli etruschi concedevano alle donne un ruolo o una rilevanza che non avevano eguali nelle società a loro contemporanee.

I banchetti erano, tuttavia, occasioni esclusivamente riservate alle classi sociali più elevate che, com’è lecito attendersi, avevano anche abitudini alimentari molto diverse rispetto a quelle degli strati più bassi della società etrusca. I sarcofagi degli etruschi talvolta presentano figurazioni di personaggi in evidente sovrappeso, peraltro quasi sempre disposti sul sarcofago come se stessero banchettando. Questo modo di raffigurare i defunti aveva il preciso intento di stabilire una sorta di continuità tra vita terrena e vita nell’aldilà.

Il più famoso “obesus etruscus” è sicuramente, appunto, il cosiddetto Obeso del Museo Archeologico Nazionale di Firenze: il personaggio, che decora il coperchio di un sarcofago della prima metà del terzo secolo avanti Cristo, è un esponente dell’aristocrazia di Chiusi, che dimostra evidenti segni di ricchezza. Non sappiamo dire, tuttavia, se il sarcofago costituisca un ritratto del defunto, o incarni semmai un tipo, dal momento che comunque la grassezza era indice di opulenza.

Il simposio, quindi, è una cerimonia complessa che coinvolge aspetti religiosi, culturali, politici: è un momento di comunanza e scambio, in cui i commensali condividono pensieri, idee, progetti.

Dott.ssa Claudia Fanciullo

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